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I miei articoli sul mondo della psicologia

DIPENDENZA PATOLOGICA: FORMAZIONE DI UNA PERSONALITA’ A RISCHIO NELL’INFANZIA E NELL’ADOLESCENZA

La costruzione del sé, i meccanismi cognitivi e la relazione con l’altro.

Un bambino impara a costruire, nella sua testa, un modello in piccola scala (Kennet Craik, 1943), della realtà esterna e della realtà interna attraverso un processo che inizia dai primissimi momenti di vita attraverso il rapporto con le figure di attaccamento, ossia i genitori biologici o acquisiti. 

La costruzione del sé, quindi, avviene attraverso i meccanismi cognitivi e la relazione con l’altro. Quando i genitori offrono al piccolo una base sicura, il bambino si sentirà libero e sicuro di allontanarsi per l’esplorazione e sicuro di poter tornare e di trovare un genitore che lo protegge, che esprime coerenza positiva nelle risposte, nel dare le regole, nel comportamento, nel manifestare affetto, nell’incoraggiarlo, nell’accogliere le emozioni del figlio ed aiutarlo a comprenderle ed a farne buon uso. Nei nostri articoli sulle emozioni, abbiamo sottolineato come queste siano strumenti fondamentali a comprendere cosa stia succedendo nell’ambiente ed a regolarsi di conseguenza, da qui si spiega l’importanza della regolazione delle emozioni.

Un bambino che vive in un ambiente favorevole, impara quindi ad ascoltare, a legittimare, e ad esprimere le proprie emozioni con intelligenza, competenza e quindi assertività, senza ferire l’altro. Quando il bambino cresce in un ambiente sfavorevole, scomodo, instabile, dove gli adulti rispondono in modo conflittuale oppure trascurante e distratto, impara che la famiglia è un luogo dove mancano la sicurezza, la tenerezza e l’attenzione, dove è inutile ed a volte controproducente mostrare le proprie emozioni, perché gli adulti rispondono in modo inadeguato: con fastidio, minimizzando, normalizzando oppure con teatralità ed invadenza. Il momento critico nello sviluppo psichico di un bambino oscilla tra i diciotto ed i trentasei mesi di età fino all’adolescenza, periodo in cui si struttura la personalità ed in cui, se l’ambiente è sereno, sicuro e favorevole, dovrebbe imparare ad integrare le rappresentazioni buone e cattive di se stesso e degli altri. In un ambiente sfavorevole, la capacità di integrazione tra le due rappresentazioni viene meno, sviluppando una sensazione di inadeguatezza di sé e nelle relazioni interpersonali. Il bambino che ha sofferto, struttura una personalità in cui regredisce con facilità, vedendo se stesso ed il mondo o tutto buono o tutto cattivo.  Cancrini afferma che “ L’oggetto delle mei brame…viene alternativamente idealizzato (tutto buono come l’eroina “mamma”) e odiato (il mio male è tutto lì)” (cit. Luigi Cancrini “schiavo delle mie brame” pg. 10). La condotta è spesso irrazionale ed impulsiva e vi è una capacità di attivazione alle difficoltà molto bassa, che si abbassa ancora di più in una condizione di dipendenza.

DIPENDENZA O ABITUDINE?

Parliamo di abitudine quando la persona riesce ad integrare il suo oggetto del desiderio (sostanze, alcool, sesso, cibo, shopping, gioco d’azzardo, internet, ecc…), con la realtà, subordinandolo alle esigenze reali, riuscendo a rimandarlo e facendo uso in modo saltuario.

Parliamo di dipendenza vera e propria, quando l’oggetto del desiderio, diventa centrale nei pensieri e nell’organizzazione della vita di una persona, che viene completamente stravolta nella motivazione, negli obiettivi, nei valori. La dipendenza diventa l’abitudine, la norma, la quotidianità, il coinvolgimento è totale e continuo, si alza il limite di tolleranza, si innescano meccanismi di astinenza quando non c’è l’oggetto dal quale si dipende, vi sono sforzi reiterati e continui tenere a bada la propria dipendenza, l’abbandono di attività sociali e lavorative e malgrado i problemi continua a fare uso di sostanze oppure, alcool, oppure gioco o shopping, sesso promiscuo senza protezione.

16 luglio 2020

Dott.ssa Paola Fraschetti

Dott.ssa Paola Petrelli

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