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L’attaccamento disorganizzato e organizzato

Il sistema di attaccamento è un sistema motivazionale innato nei mammiferi e negli uccelli. Questo sistema assolve la funzione protettiva fondamentale per la sopravvivenza della specie, attraverso la ricerca attiva di vicinanza al genitore oppure ad un membro adulto della propria specie.

Oltre a garantire la sopravvivenza, attraverso la protezione dai pericoli ambientali e dalla fame, assicura sostegno e conforto da parte dei propri simili, durante tutto l’arco della vita.

Il sistema di attaccamento si attiva immediatamente alla nascita, ed agisce con la massima intensità nelle prime fasi della vita. Il neonato è in grado di esprimere il suo bisogno attraverso dei comportamenti innati, come il pianto, il sorriso, la capacità di stringere, la suzione ed anche il sorriso. I comportamenti di attaccamento attivano il sistema di accudimento dell’adulto di risposta.

Prime relazioni del bambino

Negli esseri umani attraverso la relazione della figura di attaccamento con il neonato, si sviluppa un legame di attaccamento che ha uno stile diverso a seconda di come l’adulto risponde o meno alle richieste di accudimento del piccolo.

Attraverso una importante ricerca svolta attraverso l’osservazione la “Strange situation” (Ainsworth et al, 1978) sono stati identificati tre pattern di attaccamento organizzato. Uno di base sicura e due con base insicura-ansiosa, ed in seguito una condizione di disorganizzazione dell’attaccamento (Main, Solomon, 1986).

L’attaccamento organizzato

Tre sono gli stili di attaccamento che possono definirsi organizzati, ovvero che mantengono una certa coerenza nel comportamento:

  1. Il primo stile è denominato pattern A (Avoid) è stato definito stile di attaccamento evitante. È caratterizzato da una reazione di non protesta all’assentarsi della figura di attaccamento. Il bambino non piange e non la cerca ed anche nel momento di ricongiungimento la evita attivamente continuando a giocare o volgendole le spalle, non accogliendo l’invito all’abbraccio. Da questo stile di attaccamento il bambino si aspetta di essere disapprovato o rifiutato se esprime il bisogno di essere accudito ed una valutazione negativa dai propri sentimenti di attaccamento che quindi cercherà di interrompere. Sarà un adulto distaccato dai propri sentimenti e da quelli degli altri.

  1. Nel pattern B, chiamato attaccamento sicuro, il comportamento del bambino è caratterizzato da comportamenti di protesta alla separazione con il pianto, la ricerca della figura dell’attaccamento ed il rifiuto dell’estraneo. Quando la figura di attaccamento ritorna e si ricongiunge con il bambino, questo si rasserena prontamente accogliendo l’abbraccio e trovando conforto. Il bambino sa che può chiedere espressamente di essere accudito ed ha una valutazione positiva di sé, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti.

  1. Nel pattern C, definito attaccamento ambivalente resistente, il bambino protesta esageratamente nel momento della separazione ed appare inconsolabile nel momento della riunione; non si tranquillizza nel momento della riunione con il genitore. Infatti, seppure tornato tra le braccia della figura di attaccamento, può continuare a piangere o reagire con urla e rabbia, resistendo attivamente ad ogni gesto di conforto di quest’ultima. Il bambino ha dubbi ed incertezze sul sé e sul quando la sua richiesta di aiuto sarà presa in considerazione e l’adulto sarà disponibile. Sarà un adulto invischiato ed invischiante, con i confini non chiari.

L’attaccamento disorganizzato

E’ uno stile di attaccamento nel quale non è possibile individuare un’organizzazione coerente del comportamento nei confronti della figura di attaccamento. “Le strutture di significato sono più complesse e drammatiche. Inoltre è probabile che siano molteplici, contraddittorie e reciprocamente dissociate” ( Liotti 1992a e b). I bambini con pattern D, infatti, al momento della riunione con il genitore, mostrano comportamenti incoerenti e contraddittori. Essi possono dirigersi verso la figura d’attaccamento con lo sguardo rivolto altrove o fare rapidi cambi di direzione in senso opposto. Possono esprimere confusione con sguardo assente e disorientato, e/o paura attraverso l’espressione facciale, il freezing (congelamento) e rimanere immobili come paralizzati.

I bambini con questo stile di attaccamento non sono riusciti a costruire uno stile coerente e unitario di attaccamento nel corso del primo anno di vita. Tuttavia. nonostante la barriera di emozioni negative messa su dal genitore, il bambino riuscirà a trovare il modo di avvicinarsi a lui e di trovare momenti di conforto quando questo sarà più calmo. Vi saranno quindi emozioni di paura e di sollievo nei confronti della figura di attaccamento che saranno le stesse che sperimenteranno con il futuro partner.

Alcuni studi sull’argomento

I dati raccolti dimostrano che la disorganizzazione dell’attaccamento è fortemente correlata alla presenza di lutti o traumi non risolti nella memoria della figura di attaccamento (Main, Hesse, 1990). I traumi subiti non devono essere per intesi solo come grandi traumi (violenza, terremoti e altre condizioni estreme fuori dal comune), ma possono essere state esperienze di trascuratezza, di umiliazione e accudimento insufficiente e ostile. Questi influiscono sul senso di valore personale, sulla percezione di sicurezza, sull’autostima e sul proprio senso di efficacia.

Esiste una forte correlazione tra la disorganizzazione dell’attaccamento nel bambino e gli stati mentali della figura di attaccamento caratterizzati da ostilità e impotenza ((Lyons-Ruth et al., 2005). Essi si palesano attraverso atteggiamenti aggressivi, violenti che spaventano il bambino. Ma anche quando l’adulto non ha intenzioni ostili, ma è traumatizzato, sofferente, depresso, anche con le migliori intenzioni, trasmette involontariamente le proprie emozioni di paura. Di conseguenza perde la sintonia comunicativa ed il bambino, che percepisce lo stato mentale dell’adulto, si spaventa e si disorganizza.

Perché il bambino si disorganizza se avverte una minaccia costante anche se indiretta da parte dell’adulto? Perché la natura vorrebbe che il genitore attivasse nel bambino solo il sistema di sicurezza. La figura di attaccamento dovrebbe essere per il piccolo, garante di sicurezza, protezione e conforto. Il sistema minaccia, dovrebbe attivarsi solo quando è percepita una fonte di pericolo provocata da un estraneo o da fattori naturali e ambientali avversi. 

Quando, invece, è proprio la figura d’attaccamento a rappresentare il pericolo, il bambino deve attivare il sistema di minaccia proprio con colei o colui che avrebbe dovuto proteggerlo. “Averti vicino il caregiver mi è necessario per sopravvivere e per sentirmi amato, ma sei anche pericoloso per mi spaventi e andresti tenuto lontano. Cosa devo fare?” Ecco la confusione e la disorganizzazione, la paura del bambino non trova soluzione né nei comportamenti di allontanamento né in quelli di avvicinamento. Il comportamento quindi si disorganizza.

L’instabilità dei comportamenti della figura d’attaccamento, contemporaneamente accudente e spaventata-spaventante, causa nel piccolo, la costruzione di rappresentazioni mentali di sé con l’altro, multiple e incoerenti.

Le conseguenze di un attaccamento disorganizzato nel bambino

I significati che il bambino trae dallo stile di attaccamento disorganizzato, sono molteplici ed incoerenti:

  1. Si sentono responsabili della paura che provano all’avvicinarsi della figura di attaccamento e nello stesso tempo sentono la figura di attaccamento responsabile della loro paura. Il bambino è contemporaneamente persecutore e vittima di un persecutore;
  2. Provano un senso di minaccia indefinito proveniente dall’esterno riferito sia a loro stessi che alla figura di attaccamento. Vittima di pericoli dai quali sarà salvato dalla figura di attaccamento e viceversa, perché anche lui salverà a figura di attaccamento vittima di pericoli;
  3. Sentono la figura di attaccamento confortante e nello stesso tempo che anche loro sono

in grado di confortarla.

Queste incoerenze fortemente contraddittorie rendono ardua la costruzione di un sé coerente ed integro e di una sintesi mentale. La disorganizzazione, una incoerente combinazione di comportamenti discordanti tra loro nell’esperienza di sé con l’altro, può indurre a disturbi già in età evolutiva (bassa autostima del bambino e basso rendimento scolastico).

L’aspetto metacognitivo

I bambini disorganizzati presentano anche le più ridotte capacità metacognitive rispetto agli altri gruppi di attaccamento. Le capacità metacognitive sono importanti capacità che consentono di comprendere il funzionamento della mente propria e altrui, di spostare il pensiero verso il futuro o verso il passato, per prevedere e progettare azioni o per monitorare ed analizzare il proprio comportamento. Permettono di prendere decisioni, di risolvere problemi, di svolgere compiti, di essere efficienti ed efficaci e di apprendere ad apprendere dall’esperienza.

I genitori non in grado di “fornire una cornice cognitiva ed emotiva capace di favorire la strutturazione di attività congiunte”, utilizzano un modello interattivo che potrebbe interferire con lo sviluppo del bambino di capacità di autoregolazione delle emozioni e di sensibilità sociale.” (Greenberg, Kusche e Speltz, 1991).

Inoltre vi sono ricerche che dimostrano come a 6 anni di età, i bambini disorganizzati danno le valutazioni più negative di sé a un compito di autostima che prosegue nelle età successive. (Cassidy 1988). Se si presentano difficoltà con il gruppo dei pari, il bambino disorganizzato è più a rischio di difficoltà scolastiche, così come , il dover assumere un ruolo genitoriale per occuparsi di un genitore sofferente, può richiedere nel bambino un tale sforzo da non avere più energie da dedicare allo studio.

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