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CRISI E SEPARAZIONI: COME LO PSICOLOGO E L’AVVOCATO POSSONO SOSTENERE

I motivi che portano una famiglia e una coppia a separarsi possono essere tanti: la nascita e la crescita di un figlio, la comunicazione che si interrompe, la competizione e il successo lavorativo, le fragilità, la qualità del legame, la dipendenza emotiva fino all’incapacità o impossibilità di soddisfare i propri bisogni. Al di là, delle diverse scintille che possono condurre a tale scelta, si tratta comunque di un evento molto doloroso e faticoso, come se fosse un lutto vero e proprio, una perdita insomma. I due partners si trovano all’improvviso a confrontarsi come due “sconosciuti”, incapaci di comprendersi all’interno di un dialogo che un tempo era abituale; scuotendo l’equilibrio e mettendo in discussione la stessa capacità di relazionarsi. E’ il sistema coniugale e familiare che entra in crisi, separando un modo di essere da un altro modo di essere. Crisi ha infatti tale significato…”separazione”, ma anche possibilità. Un’opportunità per trasformare un nuovo modo di vivere ed esistere, per recuperare la fiducia verso le proprie risorse senza rimanere schiacciati, passivi ed immobili sotto le macerie di un’unione ormai in frantumi. J.J. Davis ha detto:” Ogni crisi è come una moneta: da una parte porta con sé il pericolo, dall’altra l’opportunità. Capovolgete la moneta. Non perdetevi l’opportunità di emergere da questa crisi più forti e più intelligenti: dei sopravvissuti migliori”.Dunque separarsi non sempre corrisponde ad una guerra psicologica e giudiziaria, è possibile trovare un sano compromesso all’insegna della prevenzione dei minori e degli adulti coinvolti.

Il metodo di analisi e l’approccio scientifico scelto in collaborazione dall’Associazione CPCF( Centro Psicologico clinico e forense) (Bracciano e Ldispoli e dall’Associazione Sistemica APS (Ciampino) per occuparsi della famiglia (che può e deve sopravvivere all’evento della separazione) è interdisciplinare e globale, con il coinvolgimento e la collaborazione di più figure professionali. Il fine è quello di promuovere ed incentivare la creazione e la diffusione di una nuova cultura della separazione e del divorzio.

La metodologia intrapresa da ogni professionista dell’Associazione prevede la stretta collaborazione tra psicologi ed avvocati con l’obiettivo di migliorare la qualità della separazione, fornendo l’opportunità di un incontro autentico e non di conflitto. Il cambiamento prodotto dalla crisi familiare viene ascoltato, accolto e gestito attraverso la creazione di un clima empatico e di rispetto. Dove le persone non vengono giudicate ed etichettate, ma dove è possibile condividere le emozioni e i bisogni di ognuno, affrontando e dando significato alla sofferenza della separazione. La figura dello psicologo è d’aiuto nel sostegno delle emozioni e dei vissuti; grazie all’empatia e alla qualità dell’ascolto viene facilitato il processo di auto guarigione e di trasformazione dovuta al cambiamento. Insieme ad esso, l’avvocato avrà il compito e la responsabilità di non inasprire ulteriormente i toni del conflitto già di per sé delicato e doloroso, cercando di fare della separazione un momento di passaggio e non un campo di battaglia. L’obiettivo è anche quello di un serio cambiamento ideologico, in cui vengano considerate, ascoltate e messo al “centro” le persone e non l’evento della separazione come atto puramente giudiziario.

Dott.ssa Elisa Matani

Dott.ssa Paola Fraschetti

DSA: CONSIGLI UTILI PER I GENITORI

Quale intervento e aiuto possono offrire i genitori ad un figlio con un disturbo specifico di apprendimento (DSA)? 
Per un genitore non è semplice confrontarsi con le difficoltà di apprendimento del proprio figlio: non è semplice capire che il proprio bambino che in tante situazioni familiari e sociali è sveglio, intelligente, vivace e brillante, non riesce come gli altri a fare un’operazione abbastanza automatica che è quella di collegare il suono di alcune lettere o di alcuni fonemi alle corrispondenti lettere scritte o grafemi. Così come non è semplice capire che, per affrontare questo disturbo, il bambino ha bisogno di un intervento specifico e individualizzato.

Indicazioni utili:
– informarsiil più possibile sul problema (la legge sui dsa: n°170/2010)
– cercare una valutazione diagnosticaappropriata presso centri convenzionati e specializzati e farsi aiutare da una equipe di specialisti (logopedista, psicologo e neuropsichiatra)
– cercare strategie di aiutoche maggiormente possano favorire l’apprendimento da parte del bambino (strumenti compensativi)
– scambiare esperienzecon altri genitori presenti sul territorio
– discuteredel problema con tutti gli insegnanti
– evitare di cambiare classe o scuolaal bambino
– evitare di parlare con il bambino solo di argomenti che ruotano intorno alla scuola
– evitare di incolpare se stessi o gli insegnantidel problema 
– aiutare il bambino nelle attività scolastichesenza sostituirsi a lui
– rinforzare il bambinoin ogni successo anche minimo che ottiene
– sostenere il bambinodandogli fiducia, non colpevolizzandolo rispetto alle sue difficoltà
– aiutarlo a vivere le attività scolastiche e in particolare la lettura in modo divertentee ludico stimolando la sua curiosità
– evitare totalmente i confronticon gli altri compagni, con i fratelli se presenti e non criticarlorispetto agli errori e alla lentezza che impiega nei compiti che effettua a casa
– evitare punizionirispetto all’andamento scolastico, eliminando le ore di gioco e le attività di socializzazione ed evitare di sottoporre il bambino a esercizi interminabili ed estenuanti di lettura o copiatura
– potenziare le condotte autonome del bambinosia in ambito scolastico che extrascolastico
– fare delle pause anche brevi durante lo svolgimento dei compitiche spesso richiede molto tempo ai bambini dsa
– supplire la lettura con altre fonti di informazione (cassette audio, video, CD-rom)
– comprendere che la riabilitazione non è un intervento che si risolve in breve tempoma che richiede lunga durata e capacità di tollerare la frustrazione sia da parte del bambino che del genitore

Che cosa non fare
Il bambino dsa frequentemente si percepisce inadeguatorispetto alla realtà scolastica, non si sente come gli altri compagni e si manifesta svogliato e poco partecipe alle attività scolastiche. Capisce che rispetto ai suoi compagni o ai suoi fratelli ha più difficoltà nella lettura, nello scrivere e in genere nello svolgimento delle attività scolastiche. 

Per questo motivo un genitore non deve:
– colpevolizzareil bambino rispetto al suo problema
– avere aspettative negativesul raggiungimento di risultati positivi (“tanto non imparerai mai, non sarai mai come gli altri bambini” ecc.)
– rimproverarlo continuamenterispetto ai tempi lunghi che necessita per lo svolgimento dei compiti
– rimproverarlo di non raggiungere gli obiettiviche gli altri coetanei sembrano ottenere con apparentemente pochi sforzi
– accusare il bambinodi non capire e di continuare a fare errori (il bambino dsa non è meno dotato di altri, ha bisogno però di strategie diverse di apprendimento).

Se un bambino viene continuamente rimproverato e colpevolizzato si abbassa la sua autostima, si crea ansia di prestazione, demotivazione all’apprendimento, perdita di fiducia in se stesso, aggressività e depressione. Alcune volte il bambino può arrivare a sviluppare disturbi della condotta
La mancanza di autostima induce nel bambino un forte vissuto di frustrazione che può aggravare ulteriormente il problema. Il bambino infatti si sente responsabile delle proprie difficoltà e ritiene che nessuno sia soddisfatto e contento di lui, rendendo così più difficile portare avanti con successo i programmi di riabilitazione iniziati e l’apprendimento scolastico più in generale.

 Dott.ssa Elisa Matani

 Psicologa e Psicoterapeuta; Formatore Gordon; Esperta del Disturbo Specifico di Apprendimento e ADHD; Psicodiagnosi dell’età evolutiva; Psicologa dello Sport; Psicologa giuridica   

SICURI, INSICURI E RELAZIONE DI COPPIA


 

Nei precedenti articoli abbiamo visto come, secondo la Teoria dell’Attaccamento (Bowlby) i diversi stili di attaccamento, sicuri ed insicuri vissuti con la figura d’attaccamento durante l’infanzia condizionano i rapporti dell’età adulta. I Modelli Operativi Interni che si formano, dei veri e propri script mentali, condizionano le aspettative su come si verrà trattati e su cosa si potrà ottenere dal partner, condizionano i comportamenti che a loro volta condizionano le risposte. Con il partner si ricostituiscono gli stili relazionali della fanciullezza, compresi tutti i conflitti non risolti, le paure e la speranza di ricevere cure disattese. Si esegue involontariamente la sceneggiatura dei conflitti del passato. All’inizio della relazione, la fase dell’innamoramento, sembra tutto “rose e fiori”, i partner sono attratti da una forza irresistibile, mostrano il loro lato migliore, desiderano compiacersi, si incontrano sulle qualità e le differenze sono spesso viste come positive, arricchenti e ben tollerate. Il tempo e la quotidianità, fanno emergere gradualmente il proprio stile di attaccamento definendo così i comportamenti e le aspettative che si attuano all’interno della relazione. C’è chi decide di cambiare se stesso in funzione dell’altro, relegando nello sfondo i propri bisogni e chi invece tenta di cambiare l’altro. Entrambe le strategie funzionano raramente e causano squilibrio ed insoddisfazione. Se siamo stati amati e protetti dai genitori, ameremo e proteggeremo noi stessi e il partner ripetendo lo stesso comportamento di amore che abbiamo ricevuto ed appreso. Non è scontato pensare che tra le tante cose che impariamo a fare, c’è anche il modo di amare e sentirsi amati. Quindi quando l’esperienza affettiva non è stata favorevole, ma siamo stati amati in modo ambiguo ed imprevedibile, oppure con ostilità o peggio ancora, maltrattati, tenteremo di replicare gli stessi comportamenti affettivi per tentare di correggere tali esperienze e cercare di ottenere una risposta finalmente diversa dalla persona amata. I comportamenti affettivi appresi nella famiglia di origine, portano ad instaurare relazioni basate sulla dipendenza o sull’autonomia. I partner possono essere molto dipendenti l’uno con l’atro oppure lontani. La coppia può funzionare bene quando i partner sono consapevoli del loro stile relazionale e di cosa si aspettano l’uno dall’altro, riuscendo a comunicare da un livello di responsabilità e comprensione le reciproche emozioni. Quando invece, manca questa consapevolezza, nella coppia nascono i conflitti supportati da una comunicazione non funzionale e da malintesi, perché ogni partner interpreterà il comportamento dell’altro attraverso i propri Modelli Operativi Interni, che determinano il modo di dare significato alle azioni ed alle intenzioni altrui e quindi i comportamenti che ne derivano. Anche per questo, pur nello stesso conflitto, gli stessi partner interpretano e reagiscono in modo differente. Ci saranno i più SICURI che ricercheranno l’intimità e manterranno la vicinanza. I PREOCCUPATI che diventeranno gelosi, controllanti, pressanti nel tentativo di gestire la propria ansia. Infine i DISTANZIANTI che negheranno il bisogno di attaccamento e tenderanno ad allontanarsi, a diventare freddi, critici, indifferenti. Quando una coppia od una persona inizia un percorso psicologico spesso è convinta che il problema sia l’altro e che i problemi possano essere superati quando l’altro cambierà, mentre per raggiungere una maggiore soddisfazione coniugale è importante comprendere il proprio comportamento sulla base del proprio stile di attaccamento ed imparare a riconoscere il comportamento del partner. Aumentare la consapevolezza della qualità dell’interazione, del tipo di comportamento che ognuno agisce e per quale motivo, permette ai membri della coppia di diventare reciprocamente e contemporaneamente, più empatici e comprensivi di abbassare il livello di conflittualità e di gestire le divergenze imparando a negoziare.

Dott.ssa Paola Fraschetti

 

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