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Comportamenti alimentari disfunzionali: quando il cervello ha fame

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Il rapporto con il cibo è, per alcune persone, conflittuale. Il cibo diventa un problema al quale si pensa continuamente. L’immagine riflessa nello specchio spesso non corrisponde alle aspettative aumentando la preoccupazione rispetto al modo di nutrirsi. I comportamenti alimentari disfunzionali evidenziano che qualcosa non va.

Come mangiare, quando mangiare, quanto mangiare. Sono pensieri che affliggono continuamente durante il giorno, la mente di alcune persone.

Alcune persone trovano conforto nel cibo che diventa consolatorio quando c’è tristezza, o calmante quando è presente la rabbia. Inconsapevolmente, all’arrivo dell’emozione, mangiare diventa immediato e queste persone si ritrovano a non aver mangiato per fame, ma per gestire un’emozione non riconosciuta.

Come le emozioni sono connesse ai comportamenti alimentari disfunzionali

Le emozioni non riconosciute possono indurre alcune persone a mettere in atto dei comportamenti alimentari disfunzinali. Questi sono la ricerca spasmodica del cibo, il continuo mettersi a dieta per perdere peso e poi ingrassare di nuovo, oppure il privarsi del piacere del cibo e del nutrimento.

Il cervello tende a sedare le emozioni difficili da gestire o che non si vogliono ascoltare. Il cervello placa il dolore che proviene da questi sentimenti attraverso la ricerca di cibi specifici (in genere carboidrati e zuccheri, che producono i neurotrasmettitori del piacere e della serenità e creano dipendenza).

Come modificare il proprio rapporto con il cibo

Per modificare e migliorare il proprio comportamento alimentare, dal punto di vista fisiologico, può essere utile imparare a riconoscere i falsi stimoli del cervello

Si può controllare la fame nervosa attraverso due tappe:

1. Procurarsi un buon piano alimentare preparato da uno specialista della nutrizione per imparare a nutrirsi correttamente e superare la dipendenza fisica dai cibi che la creano;

2. Imparare ad ascoltare, riconoscere, legittimare le proprie emozioni che normalmente agiscono oltre la consapevolezza e la comprensione.

Possono aiutare ad acquisire consapevolezza di sé, il colloquio psicologico come sostegno,la meditazione psicosomatica o mindfulness per rilassarsi ed aumentare l’ascolto interiore, il lavoro in un gruppo dedicato al tema del comportamento alimentare, per non sentirsi più soli e condividere con gli altri difficoltà simili.

E’ sempre utile ricordare che nel comportamento alimentare patologico è necessario l’intervento di uno psicoterapeuta.

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