fbpx
Skip to content Skip to footer

La dipendenza patologica: l’illusione della ricompensa

dipendenza

La dipendenza è un meccanismo che ci riguarda da vicino fin dalla nascita. In natura tutti i cuccioli hanno bisogno di dipendere fisicamente e affettivamente perché sia garantita la loro sopravvivenza.

Se il neonato non potesse contare sulla presenza dei genitori, non potrebbe resistere a lungo. Dal legame di attaccamento il bambino trae nutrimento, cure fisiche ed emotive e quella sicurezza che non può avere ancora da sé stesso poiché piccolo, indifeso e fragile.

Autonomia del bambino nelle relazioni parentali

Nelle relazioni parentali sane il bambino diventa man mano più autonomo perché acquisisce con la crescita la capacità di rendersi sempre più autonomo. Pur sapendo che mamma e papà ci saranno se ne avrà bisogno. Questa sicurezza interna che il piccolo comincia a costruire mentre esplora, con le spalle coperte dai genitori, rappresenta la base della sua autonomia futura, come adulto.

Dipendenza patologica: quando il legame di attaccamento diventa disfunzionale

Purtroppo, però questa situazione ideale non si verifica sempre. Qualcosa può andare storto e la dipendenza naturale che caratterizza il legame d’attaccamento può gradualmente diventare disfunzionale fino a sfociare in una dipendenza patologica. La famiglia delle dipendenze è piuttosto ampia e sarà nostra premura esaminarle tutte nel dettaglio, fino alle più recenti dipendenze dal web.

Intanto, è bene chiarire, che la dipendenza si compone sempre di processi fisici e psicologici. Il livello spesso nascosto e non compreso è proprio quello psicologico sebbene sia il più importante. Infatti, qualunque sia la sostanza o il comportamento che produce dipendenza, di fondo, viene a rappresentare sempre un’ancora di salvezza per affrontare la mancanza della base sicura interna.

Vari tipi di dipendenza

Da un punto di vista fisico, la dipendenza può essere spiegata mediante le seguenti dinamiche:

Addiction: è l’insieme degli effetti prodotti nel corpo

Tolleranza: il modo in cui il sistema nervoso risponde all’introduzione della sostanza con una soglia sempre più elevata

Astinenza: quando la sostanza non può essere assunta, si verificano squilibri psico-fisici importanti con estrema sofferenza, aggressività e perdita di controllo

Craving: è il bisogno disperato di assumere la sostanza, per il quale la persona mette in atto una serie di condotte anche a rischio pur di soddisfare in maniera compulsiva il suo bisogno.

L’ampiezza della classe delle dipendenze è data dai numerosi oggetti preferenziali da cui si può dipendere. Questi, a loro volta, sono preferiti dalla persona in base a caratteristiche dei suoi vissuti, della sua regolazione emotiva.

L’ambiente familiare e l’educazione ricevuta hanno un peso notevole. Questo soprattutto nel mantenere oltre la soglia della dipendenza normale quello stato di fragilità emotiva che alimenta la dipendenza stessa.

Dipendenza patologica: formazione di una personalita’ a rischio nell’infanzia e nell’adolescenza

Un bambino impara a costruire, nella sua testa, un modello in piccola scala (Kennet Craik, 1943), della realtà esterna e della realtà interna attraverso un processo che inizia dai primissimi momenti di vita attraverso il rapporto con le figure di attaccamento, ossia i genitori biologici o acquisiti. La costruzione del sé, quindi, avviene attraverso i meccanismi cognitivi e la relazione con l’altro.

L’ambiente favorevole

Quando i genitori offrono al piccolo una base sicura, il bambino si sentirà libero e sicuro di allontanarsi per l’esplorazione e sicuro di poter tornare e di trovare un genitore che lo protegge, che esprime coerenza positiva nelle risposte, nel dare le regole, nel comportamento, nel manifestare affetto, nell’incoraggiarlo, nell’accogliere le emozioni del figlio ed aiutarlo a comprenderle ed a farne buon uso. Nei nostri articoli sulle emozioni, abbiamo sottolineato come queste siano strumenti fondamentali a comprendere cosa stia succedendo nell’ambiente ed a regolarsi di conseguenza, da qui si spiega l’importanza della regolazione delle emozioni.

Un bambino che vive in un ambiente favorevole, impara quindi ad ascoltare, a legittimare, e ad esprimere le proprie emozioni con intelligenza, competenza e quindi assertività, senza ferire l’altro. 

L’ambiente sfavorevole

Quando il bambino cresce in un ambiente sfavorevole, scomodo, instabile, dove gli adulti rispondono in modo conflittuale, trascurante e distratto, impara che la famiglia è un luogo dove ci sono delle mancanze. Mancano la sicurezza, la tenerezza e l’attenzione. Impara che è inutile ed a volte controproducente mostrare le proprie emozioni, perché gli adulti rispondono in modo inadeguato: con fastidio, minimizzando, normalizzando oppure con teatralità ed invadenza.

Il momento critico nello sviluppo psichico di un bambino oscilla tra i diciotto ed i trentasei mesi di età fino all’adolescenza. Questo periodo in cui si struttura la personalità ed in cui, se l’ambiente è sereno, sicuro e favorevole, dovrebbe imparare ad integrare le rappresentazioni buone e cattive di se stesso e degli altri. In un ambiente sfavorevole, la capacità di integrazione tra le due rappresentazioni viene meno, sviluppando una sensazione di inadeguatezza di sé e nelle relazioni interpersonali. 

Il bambino che ha sofferto, struttura una personalità in cui regredisce con facilità, vedendo se stesso ed il mondo o tutto buono o tutto cattivo. Cancrini afferma che “ L’oggetto delle mie brame…viene alternativamente idealizzato (tutto buono come l’eroina “mamma”) e odiato (il mio male è tutto lì)” (cit. Luigi Cancrini “schiavo delle mie brame” pg. 10). La condotta è spesso irrazionale ed impulsiva e vi è una capacità di attivazione alle difficoltà molto bassa, che può diventare dipendenza.

Leave a comment

Go To Top