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I disturbi alimentari in adolescenza

disturbi alimentari

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) come anoressia, bulimia, binge eating, drunkoressia, sono fenomeni molto diffusi in adolescenza ed anche tra i bambini, tanto da diventare un allarme sociale.  

È molto importante che le famiglie siano informate e preparate per accorgersi dei segnali tipici di questi disturbi.  Alcuni genitori sono convinti che anoressia e bulimia siano soprattutto un problema che riguarda la quantità e la qualità della dieta alimentare, ma non è così. Se un figlio riprende peso, non significa che sia uscito da un comportamento alimentare disturbato.

Analisi psico-sociale del mangiare

L’atto di mangiare è un fenomeno biopsicosociale, particolarmente significativo durante il periodo adolescenziale, condizionato da tre punti fondamentali: la famiglia, il gruppo dei pari e l’aspetto individuale.

Per il neonato, dopo il respirare, il mangiare rappresenta l’esperienza relazionale ed affettiva più importante. Il piccolo esplora il mondo e le relazioni con la bocca. La Klein (1969), ci dice che il cibo offerto al bambino, sarà investito di significato di “buono o cattivo, gradevole o sgradevole” a seconda di come questo verrà offerto al bambino.

Mangiare è un fatto sociale totale (Lahoud 1998), una pratica che si apprende con gli altri. Condividere il cibo diventa uno scambio sociale, accettazione e riconoscimento reciproci.

I disturbi alimentari, i nuovi modelli socioculturali e l’inno alla magrezza

I nuovi modelli socioculturali inneggiano alla magrezza come espressione di successo personale. Tendono a far vivere le trasformazioni naturali corporee in modo drammatico. Il mercato delle diete restrittive ha trasformato il significato originale di cura di sé del termine dieta, in restrizione di cibo, visto come nemico da sconfiggere, prova di volontà, mortificazione dei propri bisogni, calorie da non ingerire o da consumare ossessivamente attraverso lo sport. Tutto ciò ha allontanato adulti, adolescenti e bambini dalla ricerca di uno sviluppo armonico e rispettoso di sé.

L’adolescenza per sua natura è una fase della crescita trasformativa, delicata e complessa. La trasformazione avviene sul piano corporeo, cognitivo, affettivo.

Questo sconvolgimento naturale può aprire la porta a situazioni critiche pregresse, a livello individuale o familiare, che possono disorientamento e insicurezza. Nel tentativo di rassicurarsi, per controllare tanti cambiamenti e sentirsi meno vulnerabile ed inadatto, l’adolescente può spostare sul corpo tutto il controllo che sente di non avere nelle altre aree della sua vita.

“Sia la bulimia sia l’anoressia mentale sono entrambi disturbi dello sviluppo, in cui la persona, di solito una donna, si concentra ossessivamente sul cibo, sul peso e sulla forma del corpo, come mezzo per risolvere problemi legati all’identità personale” (…) La bulimia, come l’anoressia, è una reazione difensiva comune a diversi tipi di personalità che hanno alla base «un profondo senso di disvalore”. (Alessandra Melosi)

Quali sono i segnali che i familiari possono riconoscere?

Ecco alcuni comportamenti che possono essere un campanello d’allarme per i genitori. Attenzione: la perdita di peso repentina è sicuramente un segnale importante, ma non è l’unico ed a volte non si presenta perdita di peso.

  1. Comportamenti strani ed inconsueti a tavola: tagliarle il cibo in piccoli pezzi e mangiare molto lentamente (le anoressiche) o nascondere il cibo per consumarlo di nascosto (e bulimiche).
  1. Fretta di alzarsi da tavola dopo il pasto per andare in bagno. Può capitare che i genitori trovino diuretici e lassativi nascosti tra gli oggetti personali dell’adolescente.
  2. Ossessione per il proprio aspetto: passare ore davanti allo specchio, prendersi le misure, dimagrire molto velocemente, raggiungendo un peso forma ben al di sotto della media, con evidenti ripercussioni sul piano estetico.
  3. Isolamento relazionale: l’adolescente tende a mostrarsi maggiormente assorta e taciturna, soprattutto a tavola, cercando di compensare il disagio con un buon rendimento scolastico.
  4. Sbalzi emotivi: l’adolescente ha frequenti cambi di umore, stanchezza, irritabilità, tristezza, episodi di pianto o rabbia, difficoltà di concentrazione.
  5. Eccessiva attività fisica che diventa un’ossessione, come un dovere autoimposto per perdere peso.
  6. Sintomi corporei: l’adolescente anoressica, oltre a perdere peso, vede il ciclo mestruale; l’adolescente bulimica si provoca il vomito come strategia di eliminazione del cibo dopo le abbuffate con il conseguente deterioramento fisico.

Qual’è l’obiettivo di un percorso psicologico per i disturbi alimentari?

Prima di iniziare un percorso psicologico per il trattamento del disturbo alimentare, è necessario che lo specialista effettui una corretta e attenta valutazione diagnostica per escludere la presenza di patologie organiche (es. celiachia, disturbi di origine endocrina, etc.).

L’adolescente vede nel dimagrimento, nel mangiare senza controllo, nelle diete estreme, nell’uso del vomito o dei lassativi, un rimedio ai propri problemi. Non ha quindi consapevolezza del problema e spesso rifiuta un sostegno terapeutico.

Per questo il passo successivo dopo la diagnosi è aiutare l’adolescente ad acquisire una consapevolezza del bisogno di aiuto e una motivazione al cambiamento.

Secondo le linee guida dell’American Psychiatric Association (APA, 2012), un lavoro terapeutico efficace sui disturbi alimentari prevede la collaborazione dei genitori e della famiglia, fondamentali alleati del percorso, e ha come principali obiettivi quelli di elaborare e trasformare i pensieri e i vissuti emotivi patologici riguardo al cibo e al peso, rinforzare l’autostima, affrontare gli aspetti sintomatologici e ristabilire un corretto comportamento alimentare.

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