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Il “food craving”: l’irresistibile desiderio di cibi zuccherati, salati e grassi

Dalla lingua inglese, il food craving indica un violento ed irrefrenabile desiderio di cibo, che può durare qualche minuto o qualche giorno. Il desiderio si concentra su cibi particolarmente zuccherati, salati e grassi.

In questo articolo analizzeremo le cause che sono alla base di questo disturbo del comportamento alimentare, iniziando dalla distinzione tra fame e appetito

Bisogno di cibo e voglia di cibo

La fame è una necessità fisiologica necessaria alla vita, non facilmente controllabile. L’appetito è una necessità più legata ad un aspetto organolettico e di qualità: la voglia quindi di mangiare cose buone.

Il senso di fame o il senso di sazietà sono dati da un equilibrio di vari ormoni secreti dallo stomaco, intestino e tessuto adiposo, oltre che da fattori genetici e da altri fattori come il volume dello stomaco, la quantità e la qualità dei succhi gastrici. La voglia di cibo, invece, si accende nelle aree del sistema limbico del cervello, responsabili delle emozioni, della memoria, del piacere e della ricompensa.

Il food craving non è una semplice voglia di cibo, è qualcosa di più potente, difficile da regolare. Le cause possono essere molteplici e non sempre chiare, dalla difficoltà di gestire le proprie emozioni, lo stress, disfunzioni ormonali.

Le cause del food craving

Tuttavia, mi vorrei concentrare su un concetto molto importante che riguarda l’aspetto psicobiosociale e che, secondo me e secondo diversi autori, spiegherebbe le cause del food craving.

Food craving: l’aspetto psicologico

L’aspetto psicologico ci porta a considerare le emozioni che sottendono all’immagine che abbiamo di noi stessi, ai significati che abbiamo dato e che diamo alle relazioni e al “me” in relazione con gli altri. Ci riteniamo persone amabili e degne di amore e fiducia? Oppure riteniamo di essere “sbagliati”, “non abbastanza”, “inadeguati”; per questo ci vergogniamo di noi stessi o ci mettiamo continuamente in competizione, cercando di essere migliori per essere accettati dagli altri.

Quindi per essere accettati dagli altri non possiamo riferirci a noi stessi, al nostro sé interno, perché questo ha poco valore e ce ne vergogniamo. Abbiamo invece bisogno di riferirci all’esterno per avere conferme che “andiamo bene”, a ciò che gli altri dicono di noi o vorremmo che dicessero e quindi ai modelli offerti ed accettati dalla società.

Food craving: l’aspetto sociale

L’aspetto sociale è fondamentale per ogni essere umano, perché l’appartenenza al gruppo sociale, garantisce la sopravvivenza sotto molteplici forme: ci garantisce una rete relazionale che ci protegge, che ci permette di amare, di riprodurci, di studiare e poi lavorare, che ci sostiene nei momenti difficili e gioisce con noi nei momenti felici. Per garantirci l’appartenenza dobbiamo in qualche modo piacere e se, come ho detto prima, non abbiamo interiormente stima di noi, della nostra essenza, è facile spostarci sul corpo che diventa il nostro biglietto da visita e quindi per piacere agli altri, deve corrispondere ai cliché sociali. Tra i tanti cliché sociali, lo sappiamo, c’è la forma fisica che deve essere ultra-magra e muscolosa.

Food craving: l’aspetto biologico

A questo punto entra in atto l’aspetto biologico. Forse pensiamo, in modo ingenuo, che al nostro corpo va bene tutto ciò che gli proponiamo: diete altamente restrittive, papponi proteici (molto costosi), eliminazione di cibi “che ingrassano”, per alcuni anche allenamenti estenuanti in palestra, dove si trovano figure non autorizzate e non competenti, che spacciano diete ai malcapitati clienti provocando loro danni psicologici e organici come ad esempio Disturbi Alimentari e Amenorrea.

La carestia

Quindi sottoponiamo il nostro corpo ad una estenuante situazione che provoca stress ed infiammazione, che si chiama CARESTIA: cioè il più grande pericolo per la sopravvivenza per ogni essere vivente. Per questo, le mie pazienti che si sono sottoposte in palestra a diete restrittive si sono ritrovate a non avere più il ciclo mestruale: perché il loro corpo in carestia prolungata ed aggravata dagli sforzi, ha fermato ogni attività come l’ovulazione, non essendo la persona in grado di riprodurre, per sopravvivere. Al nostro corpo non va affatto bene tutto ciò che gli proponiamo, esso è regolato da un cervello perfetto, che sa perfettamente cosa è necessario perché l’organismo di cui si deve occupare (il nostro) abbia possibilità per sopravvivere.

All’inizio di una dieta c’è la luna di miele: il corpo cambia, ci sentiamo più leggeri, i vestiti calzano meglio, ci sentiamo “a posto con la coscienza” ,“senza sensi di colpa”. Tutto è sotto controllo, ci sentiamo forti. Ma la luna di miele con la dieta, finisce presto, perché togliere perentoriamente un alimento dalla nostra alimentazione è un’impresa anticonservativa perciò stressante! Ne nasce un conflitto tra il desiderio di cibo e di vita ed il desiderio di essere magri. Più ripeti a te stesso/a che non devi mangiare, più il desiderio aumenta. Più t’imponi di non mangiare quella fetta di torta, più ti immagini mentre la divori.

La sopravvivenza

Ma cos’è quel desiderio irresistibile che ci fa tanto sentire in colpa? Non è sempre un “vizio”: si tratta di SOPRAVVIVENZA.

E’ molto importante sapere che, la parte più antica del nostro cervello, si chiama “cervello rettiliano”, è istintiva, legata ai riflessi primordiali come fame, sete ed alla conservazione della propria vita. In pratica è deputata alla sopravvivenza ed il suo lavoro lo sa svolgere molto bene, perché ha imparato a farlo in milioni di anni. Uno dei riflessi primordiali del cervello rettiliano è quello metabolico che si attiva quando esiste una condizione di pericolo, di allarme, di fame. Quando il cervello percepisce il pericolo di morire di fame ecco che scatta l’autoprotezione: il metabolismo rallenta fino ad andare in letargo ed a conservare grasso per i tempi magri. Ecco perché chi ha seguito per anni diete restrittive si ritrova a dover mangiare sempre meno, ad avere meno muscoli e più grasso anche se sembra magro.

Quindi è la privazione che il corpo vive come una carestia, a richiedere ben presto, di fare scorte, desiderando cibi altamente calorici, ricchi di zuccheri, grassi e sale, con l’impossibilità a resistere: il nostro corpo desidera semplicemente sopravvivere e tranquillizzarsi!

Possibili soluzioni al food craving

Concludo dicendo che il food craving non è un “vizio”o mancanza di volontà, ma è un bisogno legato alla sopravvivenza spesso dettato dalla privazione selettiva di cibi in diete restrittive. Se ti riconosci in ciò che ho scritto, voglio dirti alcune cose:

1. Non sentirti in colpa perché non sei tu sbagliato/a, ma il regime alimentare che hai scelto per essere in forma e l’approccio psicologico con il quale vivi il te stesso/a ed il tuo corpo.

2. Gli antichi romani dicevano “mens sana in corpore sano”: lavora su di te da un punto di vista psicologico, per conoscerti e per correggere il rapporto che hai con te stesso/a, acquistando autostima e senso di amabilità.

3. scegli un programma alimentare non restrittivo che non ti affama. La fame è carestia ed il nostro cervello si protegge dal rischio di morire di fame: perciò quando siamo affamati aumenta il desiderio di cibo. È semplice, non siamo colpevoli di nulla, vogliamo solo vivere ed il nostro cervello si attiva per questo scopo esistenziale.

4. Per evitare di “esplodere” nel food craving, segui uno stile di vita alimentare e non una dieta! Ci sono ottimi professionisti della nutrizione iscritti all’Albo che potranno aiutarti ad avere uno stile di vita alimentare sano.

5. Il nostro staff ti offre, in presenza oppure online, Psicoterapia e Nutrizione per aiutarti a prenderti cura di te stesso/a a 360°con un nuovo stile di vita: dall’aspetto psicologico relativo al rapporto con te e con gli altri, all’insegnarti a prenderti cura del tuo peso e della tua alimentazione e di conseguenza a trarre beneficio psicofisico.

Bibliografia

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