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ESSERE ADULTI: APPARTENENZA, INDIVIDUAZIONE E DIFFERENZIAZIONE

DIFFERENZA TRA INDIVIDUAZIONE E DIFFERENZIAZIONE

“Se io sono io perchè sono io e tu sei tu perchè sei tu, allora io sono io e tu sei tu. 

Ma se invece io sono io perchè tu sei tu e tu sei tu perchè io sono io,

allora io non sono io e tu non sei tu“. (Martin Buber “I racconti dei chassidim”)

Individuazione e differenziazione sono due processi interconnessi e fondamentali che sottostanno al bisogno di libertà e di emancipazione di ogni individuo e che permettono di attraversare le porte dei vari cicli di vita, di realizzarsi come persona, di contribuire allo sviluppo sociale e culturale del proprio ambiente.

L’individuazione: è un processo interno che riguarda lo sviluppo psicologico come essere distinto dal gruppo famiglia. L’individuazione è una necessità naturale: impedire l’individuazione significa pregiudicare l’attività vitale dell’individuo.

La differenziazione: è un processo che dura tutta la vita e riguarda il tentativo di diventare mentalmente autonomo attraverso la rinuncia della “fusione emotiva” con la propria famiglia, attraverso la ricerca di nuovi significati.

Quando parlo di differenziazione dalla famiglia, molti pazienti si spaventano, pensando che questo significhi non avere più rapporti con i propri familiari. Escludendo situazioni gravi in cui non vedere più la propria famiglia è necessario, la differenziazione avviene proprio con la capacità di sviluppare la propria identità mentre si mantiene la relazione con i familiari e non con comportamenti di evitamento o di chiusura.

La famiglia ha come compiti fondamentali quello di preparare i propri membri alla vita e quello di sostenerne lo sviluppo psicologico. L’appartenenza alla famiglia, anche quando questa non è presente, è costantemente attiva nella vita di un individuo dall’infanzia all’età adulta.

Il processo di differenziazione è necessario alla costruzione di un sé centrato e solido, con chiari confini, che garantisca l’autonomia ed il buon funzionamento di una persona nelle diverse aree della vita.

Il primo autore a parlare di differenziazione è stato Carl Jung in termini psicodinamici: tuttavia, essendo la mia formazione cognitivo interpersonale, in questo articolo descriverò brevemente la visione Sistemico Relazionale attraverso il pensiero di Murray Bowen e la Teoria dell’Attaccamento.

DIFFERENZIAZIONE E FAMIGLIA

Murray Bowen, pioniere della psicoterapia familiare afferma che ogni sistema abbia al suo interno un’identità collettiva che definisce “massa indifferenziata” dell’io familiare: uno stato emotivo che vive e si muove all’interno della famiglia.

L’Io della massa indifferenziata coinvolge in diversa misura i membri della famiglia nucleare (madre, padre e figli) a seconda dell’intensità raggiunta su una scala di intensità misurabile. L’Io indifferenziato della famiglia si muove tra i membri della famiglia attraverso dinamiche relazionali basate su miti familiari, segreti, non detti, vuoti, che creano triangolazioni, alleanze e distanze, condizionando potentemente i processi di individuazione e differenziazione che permettono ad ogni singolo individuo di emancipare e di separarsi e di entrare nel mondo da adulti per realizzare la propria vita.

Il processo di separazione è favorito ed avviene naturalmente in una famiglia in cui l’Io indifferenziato è a bassa intensità. Nel caso contrario, l’alta intensità con cui agisce l’io indifferenziato genera, all’interno della famiglia, legami simbiotici, diventando un ostacolo alla differenziazione del sé di ogni individuo.

La modalità relazionale simbiotica, invece, crea dipendenza emotiva e dinamiche relazionali disfunzionali. La mancata differenziazione, può protrarsi fino all’età adulta, impedendo la costruzione di una propria identità svincolata dalla famiglia. Quando il distacco dalla famiglia nucleare non avviene, rimane un’immatura dipendenza che si diffonde anche nelle nuove relazioni: infatti, la relazione simbiotica è ripetuta dai membri della famiglia, nelle relazioni esterne, amicali e di coppia. Le persone non differenziate possono essere evidentemente dipendenti dai sentimenti altrui oppure temendo di soccombere di fronte all’intimità, diventando estremamente sfuggenti e chiusi. C’è in queste persone un sottofondo di insicurezza costante, che li costringe a cercare continuamente conferma del proprio valore personale e della bontà delle loro azioni. I bisogni fusionali e d’identificazione con gli altri sono un ostacolo alla realizzazione personale, creano perdita di motivazione e mancanza di investimento emotivo rispetto ai propri bisogni ed ai propri obiettivi.

DIFFERENZIAZIONE E STILI DI ATTACCAMENTO

Dal punto di vista della Teoria dell’Attaccamento, è lo stile di quest’ultimo a determinare il grado di differenziazione dalla famiglia di origine. Gli effetti dello stile di attaccamento e il livello di differenziazione si manifestano anche sul rapporto di coppia.

Nello stile sicuro, avremo una famiglia che sosterrà l’emancipazione dell’individuo. Mentre coloro che hanno appreso uno stile di attaccamento insicuro ansioso, ambivalente oppure evitante, avranno una modalità di comportamento invischiata.

 Lo stile invischiato opera con lo scopo di conservare un funzionamento individuale e relazionale basato su confini assenti, che si manifesta attraverso un coinvolgimento emotivo elevato, che ostacola il dialogo e impedisce l’ascolto dei propri bisogni e blocca le competenze, rendendo anche molto statici i ruoli. Un esempio è quando dei genitori ormai anziani, continuano a trattare i figli diventati adulti, come se fossero ancora bambini e in risposta i figli mettono in atto un comportamento regressivo. Lo stile invischiato tende a fare rimanere i membri della famiglia come fermi nel tempo, in un gioco di ruoli e copioni che non possono cambiare più di tanto, mettendo in atto comportamenti che favoriscono questa staticità: non prendere decisioni in modo autonomo, ricercare costantemente conferme da parte della famiglia di origine o di altre persone significative, avere una percezione di inadeguatezza.

Anche lo stile relazionale disimpegnato ostacola la differenziazione: in queste famiglie la caratteristica della distanza sembrerebbe favorire l’individuazione, ma in realtà non permette alla famiglia di svolgere il ruolo di accudimento necessario allo sviluppo della base sicura e della propria identità. I confini sono estremamente rigidi da impedire il dialogo intimo, il contatto fisico come carezze e abbracci oppure frasi affettuose ed il sostegno reciproco tra i singoli membri.

Nonostante la pressione familiare, una persona può sentire la pulsione ad individuarsi e differenziarsi, che viene spesso avvertita attraverso un potente senso di inadeguatezza. Le difficoltà che si incontrano sono spesso di tipo emotivo, poiché la persona può sperimentare forti sensi di colpa all’idea di svolgere la propria vita con valori e modalità proprie. In questo caso, il senso di colpa simboleggia il cordone ombelicale ed è il sintomo principe dei meccanismi in atto, che bloccano la propria emancipazione.

 La psicoterapia aiuta a riconoscere tali dinamiche che interessano i comportamenti familiari ed i propri blocchi, munendo la persona di strumenti e di nuovi significati del comportamento relazionale in cui si è immersi. Conoscere la storia relazionale della propria famiglia, imparare ad ascoltare i propri bisogni, a mentalizzare le emozioni, tutto ciò sostiene il cambiamento ed il processo di separazione dall’Io indifferenziato della famiglia, favorendo la propria realizzazione e le proprie autonomie sociali ed affettive.

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ESSERE ADULTI: APPARTENENZA, INDIVIDUAZIONE E DIFFERENZIAZIONE - Paola Fraschetti
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